Se vi chiedete quando è nata Scuola per Cani, potrei azzardare a rispondervi che l’associazione che ho fondato ha radici nella mia storia di bambino, quando mio papà, appassionato di cani, mi portava alle mostre e mi faceva assistere agli addestramenti di tipo “classico”.
In famiglia abbiamo cresciuto molti cani, un barbone, due schnauzer giganti e due schnauzer nani, perciò ero abituato alle ventate di gioia che si trascinavano dietro, ma soprattutto al rigore dell’addestramento che bisognava necessariamente impartire loro, affinché potessero vivere in libertà, ma sempre al nostro fianco.
Avevo circa dieci anni quando un rottweiler mi attaccò, facendomi quasi perdere un occhio. Era stato
affidato da un allevatore a un ragazzo di ventidue anni che non aveva nemmeno idea di cosa volesse dire insegnare a un cane un modo “civile” di vivere. E credo che fu proprio lì, in quel momento, che in me iniziò a farsi strada la voglia di lavorare con i cani.

Nel tempo la mia idea si rafforzò nel vedere che sempre più gente si relazionava con i cani, senza essere in grado di creare con loro un rapporto equilibrato.
Amici e parenti in difficoltà con i loro animali mi chiamavano sempre più frequentemente per dare loro un’educazione di base, e io mi rendevo conto di avere un istinto particolare, un’attitudine nel relazionarmi con i cani. E mi piaceva, soprattutto! Tuttavia avevo dei dubbi nel pensare a questa realtà come a un “lavoro vero”, perché se con i cani la sintonia era assolutamente perfetta, vedevo come un ostacolo la relazione con i loro padroni.

È difficile trasferire a qualcuno le sensazioni, l’intuito, l’istinto delle reazioni assimilate nel tempo, e soprattutto è difficile spiegarlo con le 10 parole, in particolar modo a chi non ha avuto la possibilità
di maturare un’esperienza valida con i cani e di ciò che gira
intorno al loro mondo.
Tuttavia, l’aumento dei cani da “compagnia” e soprattutto l’improvvisazione di molti soggetti, che si sono affacciati solo di recente al mondo della cinofilia senza avere un’adeguata preparazione pratica e che basano i loro principî su presupposti innaturali per i cani (ancorché forse naturali per la mente umana), mi hanno pian piano fatto superare la mie titubanze, e i miei successi sul campo mi hanno confermato che la mia era una scelta giusta.


Il cane, come il lupo, è un predatore sociale, cioè è un “predatore” che vive all’interno di un branco che è organizzato in maniera gerarchica e da questa caratteristica discendono molti degli atteggiamenti che i cani assumono, da quelli che ce lo rendono amabile, come ad esempio i suoi atteggiamenti affettuosi o il suo utilizzo in campi disparati come la guida per ciechi o il salvataggio, a quelli indesiderati come il morso o le ringhiate.
Perché un cane sia libero di vivere nella nostra società civile, è pertanto necessario che esso ne impari le regole e le impari nel suo linguaggio naturale. Solo così potremo renderlo davvero partecipe della nostra vita, portandocelo dietro ovunque sia possibile, e non essere costretti a allontanarlo perché “indesiderato”. E se un cane è libero, siamo liberi anche noi di vivere con lui qualsiasi esperienza, rafforzando giorno per giorno un legame che sarà unico per la vita.

Tommaso