Una famosa canzone degli Abba sosteneva che “Rules must be obeyed”: occorre seguire le regole.

 

Immaginate una società nella quale gli uomini e le donne camminano per strada saltando addosso ad altri uomini e donne, per morderli se provano antipatia o rabbia verso di loro, o per abbracciarli e baciarli se provano simpatia o attrazione.  Immaginate che a casa vostra arrivi un ospite e i vostri figli gli saltino addosso, gli mordano le mani o facciano pipì ai loro piedi. Immaginate che i vostri figli saltino sui vostri letti mentre dormite, anche quando sono abbastanza grandi. Immaginate che il figlio del vostro vicino sia lasciato solo per ore, mentre i genitori sono al lavoro, e pianga ininterrottamente dalle otto alle cinque. E infine pensate (è una realtà, qui c’è poco da immaginare) alle mamme che camminano per strada con i loro bambini che saltano, urlano, piangono, raccolgono foglie e cartacce.

 

Una società senza regole è una società nella quale è difficile mantenere il proprio spazio vitale, quei trenta o quaranta centimetri di distanza dagli altri che mediamente ci fanno sentire sicuri e protetti. Le regole sono importanti per noi, costituiscono la base delle relazioni umane, e il fondamento di una società nella quale a tutti i suoi membri possono essere garantiti diritti e rispetto. Se si vuole vivere in società, quindi, occorre seguire le regole comuni, altrimenti la scelta naturale e coerente è abbandonarla e ritirarsi su un eremo. Questo vale per ogni tipo di aggregazione umana: un club, un ambiente di lavoro, un gruppo di amici, la famiglia stessa. Fintanto che le regole e i principî che ci muovono sono comuni, si sta insieme; quando essi sono diversi, ci si lascia.

 

I cani, come la maggior parte delle persone sa, discendono dai lupi, e se il meccanismo di domesticazione non è chiaro del tutto, una delle ipotesi più probabili è che nel tempo gli esemplari meno cacciatori e meno timorosi dell’uomo gli siano restati accanto, seguendoli nelle rotte nomadi, e stabilendo con loro un implicito patto di convivenza, che prevedeva cibo in cambio di protezione e aiuto nel lavoro. Ogni razza di cane, nel tempo, si è specializzata in determinate attività utili all’uomo e per tantissimi anni chi sceglieva di vivere con un cane lo faceva perché intendeva utilizzarlo per scopi specifici e in tal senso lo si addestrava.  C’erano cani da guardia, cani da caccia, cani per condurre i greggi o cani da salvataggio. Ciascuna razza nel tempo si specializzava in un lavoro utile all’uomo e le caratteristiche necessarie per compiere tale lavoro si consolidavano, forgiandone sia il fisico che il comportamento. Gli stessi proprietari avevano una preparazione di base per insegnare ai cuccioli il loro futuro mestiere e fino ai sette mesi li addestravano in modo opportuno.

 

 

Oggi la maggior parte dei cani assume un ruolo “da compagnia”: il cane viene considerato come un membro di famiglia e la relazione che si instaura con il cane è particolarmente intensa al punto che l’attaccamento tra padrone e cane, qualunque sia la sua età, è stato paragonato addirittura al rapporto che esiste tra una madre e un figlio. Questo non è sbagliato a priori, ma è fondamentale, perché la relazione con il cane sia corretta, che ciascuno, prima di scegliere un cane, abbia ben presenti quelle che sono le caratteristiche “innate” di una razza. Acquistare un cane che è specializzato per la difesa o un altro che per sua natura ha bisogno di correre a lungo e non tenere in considerazione questi aspetti vuol dire andare incontro a problemi seri, perché si richiede loro di adattarsi a un modo di vivere che non è nella loro natura.

 

Inoltre, oggi i cuccioli sono portati in famiglia quando hanno due o tre mesi e le famiglie non sono adeguatamente formate per dare loro l’educazione necessaria. Pertanto, spesso viene vanificato il lavoro di educazione alle regole che la madre ha svolto con naturalezza nei primi due mesi di vita del cucciolo e le regole della vita sociale che il cucciolo ha imparato da sé vivendo con i propri fratelli e sorelle.

 

Un cucciolo non educato diventa da adulto un cane non equilibrato. Le famiglie oggi non si rendono conto di questo principio semplice ma basilare, e soprattutto, quando adottano o comprano un cane, esse non hanno nemmeno coscienza delle enormi responsabilità civili e penali che esse assumono. Anche quando sono messe di fronte a tali responsabilità, tuttavia, spesso esse ignorano i loro doveri, anche considerando che educare un cane, quando non si ha la minima idea di come farlo, vuol dire spendere soldi e tempo, perché i centri che sono predisposti a farlo sono costosi e spesso si trovano fuori città. Tuttavia è necessario, perché un cane che non ha regole è un grosso pericolo per la società, un peso insostenibile per i propri padroni e un immenso fastidio per gli altri cani che con lui si relazionano.

Che sia necessario insegnare le nostre regole ai nostri piccoli amici è quindi un assunto riconosciuto da tutti, perché esse consentono loro di essere liberi nella società in cui vivono e godere della presenza del proprio padrone, offrendo in cambio un affetto incondizionato. E se perfino gli uomini sono chiamati ad adeguarsi alle regole delle società nelle quali vivono, pena l’espulsione o l’abbandono, ne consegue che anche i cani dovranno farlo. Così come non possiamo accettare di vedere uomini e donne mordersi e aggredirsi a caso per strada, così non possiamo accettare che il nostro cane salti addosso ad altre persone mentre facciamo una passeggiata perché ciò potrebbe portare a conseguenze drammatiche, né tantomeno che le morda.  Quando si ospita un cucciolo, il compito potrebbe sembrare più semplice. Più difficile, invece, lavorare con cani che, per svariati motivi, hanno subito traumi, o hanno paure che nessuno ha consentito loro di superare, o hanno imparato atteggiamenti sbagliati e inconsapevoli dai propri padroni. Se il nostro cane non si comporta in modo adeguato e soprattutto se si tratta di un adulto ingestibile e problematico, la sua fine è certa: nella peggiore delle ipotesi verrà abbandonato per strada, e comunque alla fine troverà posto in un canile, o, nel peggiore dei casi, sarà soppresso.

Il compito di Scuola per Cani è quello di intervenire in aiuto ai cani e alle loro famiglie, insegnando a queste ultime il modo di interagire con il proprio animale in modo corretto.

Il nostro metodo è un metodo naturale, che segue le logiche e le modalità di comunicazione dei nostri cani. Noi siamo convinti di doverci relazionare con i nostri amici secondo le leggi del “branco”. Inoltre, inutile negare che c’è una componente istintiva personale che ci guida nelle varie situazioni e ci ha permesso nel tempo di riuscire a gestire tutti i casi di adulti a noi affidati, padroni inclusi.

Inoltre, noi siamo convinti che sia importante lavorare nel contesto in cui il cane vive e – per famiglie in difficoltà – nell’ambiente in cui tali problematiche sono sorte o si sono sviluppate.

Numerose storie di successo ci hanno confermato che questa è la strada giusta e in tal senso il nostro cammino si specializza sempre di più nel tempo, grazie a un costante aggiornamento e a collegamenti sempre più attivi con associazioni a livello nazionale.